La Lazio di san Liborio ritrova il secondo posto

Cinque minuti di sana follia, dal 24′ al 29′ della ripresa, e san Liborio Kozak ha regalato alla Lazio i tre punti di Lazio-Fiorentina, prima con un calcio di rigore guadagnato con una fuga stroncata in area da Kroldrup, poi con un secco colpo di testa a ridosso del palo su bel servizio di Sculli.

Era stata fino ad allora una partitaccia, con una Lazio grigia al massimo, priva dei migliori: Zarate, Dias, Matuzalem, Rocchi, e senza nemmeno Hernanes. Una Lazio operaia, incapace di un guizzo di luce e di qualsiasi idea accettabile. Poi Libor Kozak si è ricordato all’improvviso di essere stato lui a risolvere per ben tre volte le partite della Lazio, regalandole nove punti, e nel giro di cinque minuti ha gettato lo spavento nell’area di rigore fiorentina.
Il povero Reja, avendo dovuto oltretutto sostituire per infortuni muscolari prima Diakité e poi il prezioso Floccari, ha dovuto gettare nella mischia Stendardo e Sculli, quest’ultimo in precarie condizioni fisiche. Rimaneva una sola possibilità di cambio, e tutti invocavano Hernanes, quando Kozak si è ricordato all’improvviso di essere un vero spauracchio delle aree di rigore, anche se ha soltanto ventun anni. Bellissimo il suo guizzo stroncato da Kroldrup, grande la sua freddezza nel realizzare quel rigore psicologicamente importantissimo, e altrettato grande la freddezza sul colpo di testa del secondo gol, servitogli da Sculli su un piatto d’argento.
Tutto è bene quel che finisce bene. Per la Lazio è finita benissimo. Siamo risaliti al secondo posto, abbiamo riscavalcato la Roma. Tutto questo fino a domani: domani si vedrà. Ma intanto avremo tutto il tempo di guarire dai nostri mali, veri o immaginari. E martedì c’è un Milan-Lazio in cui abbiamo tutto da guadagnare e nulla da perdere.
Molto buone le prove di Kozak, Sculli e Radu, così così tutti gli altri. Ma avranno tutto il tempo di ritrovare la buona condizione. Per ora, con 40 punti, abbiamo già guadagnato la salvezza: tutto il resto sarà di guadagnato, a dispetto dei gufacci che una volta, magari, rivestivano questa bella maglia biancoceleste.

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